In ambienti controllati, i modelli di machine learning mostrano progressi tangibili. Tecniche non lineari come gli alberi decisionali e le reti neurali riescono a rilevare pattern che i modelli lineari non colgono, generando Sharpe ratio out-of-sample significativamente più elevati e rendimenti lordi dell’1,8-2,2% mensile in contesti accademici. Tuttavia, questi risultati sono tipicamente al lordo dei costi, della capacità operativa e del publication decay. Sono credibili a livello teorico, ma raramente riscontrabili nelle condizioni di mercato reali.
Quando i segnali passano dal mondo accademico ai mercati reali emergono due realtà strutturali che ne determinano l’efficacia.
In primo luogo, la performance netta è positiva ma strutturalmente limitata. Considerando spread, condizioni di trading post-2000 ed effetti di pubblicazione su oltre 200 anomalie, Chen e Velikov riportano rendimenti netti medi di circa 4 bps al mese. Le strategie più solide raggiungono circa 10 bps, mentre combinazioni ben diversificate si avvicinano ai 20 bps. Si tratta di risultati rilevanti, ma conseguibili solo in condizioni rigorose di costo e capacity. La ragione è semplice: segnali ad alto turnover, per quanto statisticamente validi, vedono i guadagni erosi da spread, slippage e costi di esecuzione, mentre approcci a turnover ridotto e capacity-aware preservano maggiormente il loro valore.
La seconda riguarda il cosiddetto publication decay. McLean e Pontiff hanno dimostrato che, una volta divulgati, i segnali predittivi tendono a perdere tra un terzo e la metà della loro capacità di generare rendimento. Una contrazione riconducibile non tanto al caso, quanto al progressivo affollamento delle strategie che ne deriva. L’effetto è tuttavia disomogeneo. L’analisi su 39 mercati mostra un decay più debole al di fuori degli Stati Uniti.
In ultima analisi, la capacità di generare un’alpha duratura non dipende tanto dalla complessità del modello, che sia lineare o basato su reti neurali, quanto dalla disciplina con cui vengono gestiti costi e execution. È da questa combinazione che l’innovazione analitica si traduce in un vantaggio competitivo reale.



