Fintech: la sfida ai player bancari tradizionali

di Federico Lusian e Carlo Foce

Il prossimo 15 Giugno Parva partecipa all’appuntamento promosso da Assoconsult “Gli Stati Generali del Management Consulting” per conoscere i trend e promuovere le best practice dei suoi clienti in campo Fintech.

Nel corso degli ultimi  anni, il Fintech si è imposto come uno dei trend di maggior rilievo nel settore finanziario; è evidente, però, che l’innovazione tecnologica e la capacità di sviluppare prodotti/servizi in grado di risolvere criticità tipiche del settore, conferendo un vantaggio competitivo, non rappresentino dinamiche di recente introduzione.

La storia delle banche è caratterizzata da numerosi momenti di discontinuità generati dalla comparsa di nuove tecnologie (schede forate, server centralizzati, web, smartphone, etc) , nuovi modelli di business (home-banking) e nuovi sistemi di pagamento (assegni, carte di credito, pagamenti via mobile); in ogni epoca, vi sono stati player che hanno cavalcato l’innovazione traendone un vantaggio competitivo, mentre altri l’hanno “subita” (non credendo nelle nuove tecnologie o investendo in quelle sbagliate).

Guidare la transizione: le dimensioni aziendali più coinvolte nel cambiamento

Un’analisi condotta da Parva e basata sull’osservazione di 50 Fintech a livello internazionale, ha messo in evidenza quali siano i principali processi, derivanti dal cambiamento tecnologico, alla base della trasformazione dei business model delle aziende operanti nel settore finanziario. Emerge che il cambiamento tecnologico ha impattato significativamente due dimensioni aziendali:

  • Customer relationship management. La nascita di nuovi canali di comunicazione ha rivoluzionato le modalità e la rapidità di accesso ai servizi bancari. Ciò ha reso possibile anche la configurazione di nuovi servizi o tools prima non possibili. Questa trasformazione delle CRM practices ha impattato anche la configurazione delle operations, portando un risparmio di costi per la banca (è l’utente che interroga ed edita direttamente il database bancario/finanziario) oltre ad un miglioramento della customer experience
  • Operations. Oltre alla digitalizzazione dei processi, presente anche nei decenni passati, viene enfatizzata l’automazione delle attività. In parte svolta grazie all’aiuto del cliente, che svolge molte funzioni in modo autonomo (data entry, esecuzione ordini, etc.), in parte svolta da software o applicativi esterni.

Niente di nuovo quindi? In realtà si possono identificare almeno due elementi che segnano uno stacco netto rispetto al passato nell’approccio alle nuove tecnologie:

  • La velocità: le nuove tecnologie compaiono all’orizzonte, si sviluppano e giungono al successo o al fallimento seguendo un ciclo di vita significativamente più breve. Block-chain, Artificial Intelligence, Robotica, Internet of Things, Big Data sono solo i nomi più noti al grande pubblico, ma esiste un vasto eco-sistema di innovazioni potenzialmente disruptive emerse in pochi anni.
  • Il potenziale: apparentemente, le innovazioni emerse negli anni più recenti “promettono” vantaggi competitivi più importanti, rendendo più rischioso un mancato investimento in ciascuna di esse – occorre quindi individuare modalità che consentano di costruire competenze su ogni tecnologia, nel rispetto dei vincoli di budget.

Il Fintech applicato ai player bancari tradizionali: due modelli per “controllare” l’innovazione 

Le grandi banche internazionali, sfidate da nuovi competitor (Paypal, Google, Facebook, per citare solo i nomi più noti) e da potenziali nuovi entranti, stanno esplorando nuove strategie che consentano di rendere il “governo/controllo dell’innovazione” una delle attività ordinarie degli operatori finanziari. In anni recenti, player diversi hanno implementato modelli e strategie differenti per rispondere a questa esigenza:

  • Modelli organizzativi interni, nella forma, per esempio, di centri di specializzazione, all’interno dei quali creare nuclei di esperti in grado di testare le nuove tecnologie applicandole su piccola scala (spesso collaborando con società esterne – Fintech) ed identificando il reale impatto sul modello di business e le eventuali ulteriori (e più ampie) aree di applicazione.
  • Forme associative/consortili partecipate da più gruppi e finalizzate a condividere gli (ingenti) investimenti richiesti. La crescente velocità richiede ai grandi gruppi bancari di essere presenti su tutte (o quasi) le nuove tecnologie. Si tratta in molti casi di investimenti “difensivi” volti ad assicurare a ciascun partecipante di aver costruito (o di poter attingere a) le competenze necessarie nel caso in cui una tecnologia si rivelasse di successo.

In conclusione, la sfida principale riguarda la capacità dei big del settore bancario di aprirsi all’innovazione Fintech puntando su modelli sperimentali o mirati a contenere le nuove tecnologie. Sarà il modo in cui abbracceranno il cambiamento, dunque, a fare la differenza.

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